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basilica di aquileia

Ogni volta che torno in Friuli Venezia Giulia in vacanza cerco sempre di visitare luoghi significativi della mia regione. L’estate del 2023 ho infatti deciso di andare ad Aquileia, una bella cittadina che non visitavo dai tempi della scuola elementare. In passato fu un’importante città dell’Impero Romano, di cui ancora oggi è possibile vederne i resti, ma fu anche il principale centro di diffusione del Cristianesimo in questa zona dell’Europa.

UN PO’ DI STORIA

La fondazione della città di Aquileia risale al 181 a.C. per opera dei Romani che la eressero come barriera contro i Galli e come base di rifornimento per l’esercito. Il motivo principale di questa grande crescita economica fu molto semplice: il porto della città. Un porto fluviale costruito sul fiume Natissa, navigabile anche per imbarcazioni mercantili, che aveva collegamenti giornalieri con destinazioni come la Grecia o Alessandria d’Egitto. Inoltre, la sua posizione era strategica, abbastanza lontana da Roma per godere di una certa autonomia e, allo stesso tempo, abbastanza vicina per ottenere determinati privilegi. Inoltre gli abili artigiani della cittadina erano maestri d’oreficeria, lavoravano il vetro e la terracotta, il marmo e la pietra, e realizzarono mosaici di particolare bellezza, prima di cadere vittime della leggendaria epidemia di peste del 165 che durò una quindicina d’anni e che uccise una parte significativa degli aquileiesi. In seguito, con l’imperatore Diocleziano, Aquileia divenne una delle più grandi città dell’impero romano, dotata di una flotta e di una zecca che coniò moneta fino all’epoca di Galla Placidia e Valentiniano III. Nel frattempo, si era formata una comunità cristiana libera di professare la propria fede. Il vescovo Teodoro fece costruire un complesso per il culto e da qui partì l’evangelizzazione dell’Istria e dei Balcani, dell’Ungheria e dei territori che arrivano fino al Danubio, rendendo così Aquileia una delle maggiori sedi vescovili della cristianità. Qui si lavorava l’ambra, le pietre dure, il vetro, il marmo e divenne il punto privilegiato dei commerci dall’Italia per l’Europa continentale e viceversa. Tramutata da città florida e ben difesa a preda degli invasori, dovette rinunciare a fungere da sede del Patriarcato, trasferito a Grado e in seguito a Cividale del Friuli, per tornare poi nella sua patria nell’Anno Mille. Ben più grave fu l’invasione degli Unni del 452, quando Attila distrusse Aquileia. Seguirono il passaggio di Teodorico, la battaglia con Odoacre (489), l’occupazione bizantina (552), i Longobardi (568), i Franchi (774) e le gravissime incursioni degli Ungari del IX e X secolo. Fatale fu la malaria del Trecento che uccise una parte consistente della popolazione e ne piegò inevitabilmente le difese. Nel Quattrocento, Aquileia venne occupata dai Veneziani per poi passare tra i possedimenti del Sacro Romano Impero nel 1509 e tornare sotto la Repubblica di Venezia, prima di essere concessa agli Asburgo con il Trattato di Campoformio alla fine del Settecento. Aquileia rimase così un possedimento dell’Impero Asburgico fino alla Prima Guerra Mondiale, unendosi al resto d’Italia soltanto nel 1918. Tuttavia, l’antica colonia romana non tornò mai a splendere come al tempo degli imperatori.

COME ARRIVARE AD AQUILEIA

Si può raggiungere Aquileia con diverse soluzioni:

  • In aereo: aeroporto di Trieste. Da lì, proseguire con i mezzi pubblici;
  • In auto: uscita dall’autostrada A4 al casello di Palmanova, seguire poi le indicazioni per Aquileia e Grado percorrendo la SR 352;
  • Ad Aquileia non c’è la stazione dei treni, la più vicina è la stazione ferroviaria di Cervignano-Aquileia-Grado. Da lì, proseguire con i mezzi pubblici;
  • In autobus: da Udine partono dei bus diretti per Aquileia che impiegano circa 55 minuti;
  • In bicicletta: ad Aquileia passa il tratto finale della Ciclovia Alpe Adria, un percorso che collega l’Austria e l’Italia attraverso 451 chilometri. Superata Aquileia, il tracciato può proseguire piacevolmente verso la laguna e il mare di Grado.

DOVE PARCHEGGIARE AD AQUILEIA

A poca distanza dall’Area Archeologica e dal Complesso della Basilica Patriarcale si trova questo tranquillo vicolo [Google Maps] dove parcheggiare gratuitamente la macchina ed iniziare così la giornata alla scoperta di Aquileia.

BIGLIETTI AQUILEIA

Ci sono diverse soluzioni per visitare Aquileia, tramite dei biglietti singoli  ma se pensate di vedere più monumenti vi consiglio di acquistare il biglietto del complesso Basilicale che comprende: Basilica, cripta affreschi, cripta scavi, battistero, Süd-Halle, domus – palazzo episcopale valido 30 giorni dalla data dell’emissione. Per la Domus di Tito Macro e il Museo Archeologico Nazionale hanno dei biglietti separati mentre le aree archeologiche e il Museo paleocristiano rimangono a ingresso gratuito e completano un itinerario dell’antica città.

COSA VEDERE AD AQUILEIA

#1 BASILICA DI SANTA MARIA ASSUNTA DI AQUILEIA

La Basilica patriarcale, con Aquileia sito Unesco dal 1998, è un luogo vivo di arte, cultura e spiritualità. La Basilica attuale, pur con i rifacimenti posteriori, è una grandiosa costruzione di stile romanico, voluta dal Patriarca Poppone (1021-1031) che la risistemò sulla preesistente Basilica fatta costruire dal Patriarca Massenzio nel IX sec. Anche quest’ultima Basilica, a sua volta, era stata impostata su un complesso paleocristiano molto antico, che si fa risalire agli inizi del IV sec., all’epoca del vescovo Teodoro. Al termine di questi lavori, nel 1031, fu dedicata a Santa Maria Assunta. L’attrattiva principale sono i mosaici pavimentali estesi per più di 750 mq, i più grandi e antichi della cristianità, probabilmente risalenti all’epoca della costruzione della prima chiesa e riportati pienamente alla luce agli inizi del Novecento. Vi sono rappresentati personaggi storici, come l’imperatore Costantino, i suoi figli e sua madre Elena; figure di Cristo come quella del Buon Pastore; scene allegoriche come la Vittoria alata che richiama il trionfo del Cristianesimo sulla religione pagana; personaggi biblici, tra cui Giona inghiottito dal mostro marino; e infine pesci tartarughe, uccelli, agnelli, ecc. La varietà dei soggetti e delle scene rappresentate testimonia la straordinaria abilità raggiunta in questo campo dagli artisti dell’epoca. Accanto ai ritratti dei benefattori, si osservano le personificazioni delle quattro stagioni, due delle quali perdute, l’Estate raffigurata con le spighe e l’Autunno con l’uva o, secondo altre interpretazioni, la Primavera con i fiori.

CAPPELLA DEI TORRIANI E CAPPELLA DEGLI AFFRESCHI

In fondo alla basilica a destra, troviamo la Cappella dei Torriani con le quattro tombe rialzate dei Della Torre, mentre sotto alla tribuna si apre la Cripta degli Affreschi. Quest’ultima, che si trova sotto l’altare maggiore della basilica, risale all’epoca del patriarca e venne realizzata per custodire le reliquie dei martiri aquileiesi Ermagora e Fortunato. Sulle pareti si possono ammirare scene di affreschi risalenti al XII secolo che illustrano la leggenda dell’evangelista Marco.

CRIPTA DEGLI SCAVI

All’ingresso, sulla sinistra vicino al “Santo Sepolcro”, vi è l’ingresso per la Cripta degli Scavi, un ambiente sotterraneo che raggiunge le fondamenta del campanile, dove è possibile contemplare i resti dell’antica Basilica assieme a quelli di Case Romane dell’epoca. Qui si trova il famoso mosaico della lotta tra il gallo e la tartaruga, ossia l’espressione della lotta della luce contro le tenebre, del bene contro il male, della verità contro la menzogna, della fede contro i non credenti.

BATTISTERO E SÜDHALLE

Di fronte alla Basilica, sempre accedendo tramite il portico frontale, vi è il Battistero di forma ottagonale, anch’esso già oggetto di più ristrutturazioni nel tempo. All’interno, in un ambiente laconico, vi è la vasca battesimale esagonale rialzata di un paio di scalini e circondata da quattro colonnine usata per i battesimi ad immersione.
Al lato troviamo invece un ambiente rettangolare chiamato Südhalle (ve ne era un altro simmetrico a Nord), di cui restano visibili gli ampi mosaici a pavimento databili intorno al V secolo e il famoso mosaico del pavone, simbolo di immortalità e di resurrezione.

#2 CIMITERO DEGLI EROI

Nel retro della Basilica si trova il Cimitero degli Eroi con tombe di militi della Prima Guerra Mondiale dove riposano, tra gli altri, i 10 soldati degli 11 ignoti. È sepolta con loro anche Maria Bergamas, la donna italiana che fu scelta in rappresentanza di tutte le madri italiane che avevano perso un figlio durante la grande guerra, del quale non erano state restituite le spoglie. Nel 1921 Maria ebbe l’incarico di scegliere, tra 11 bare, il “milite ignoto” che oggi riposa a Roma nell’Altare della Patria. Si tratta di un sito storico molto importante perché, a differenza degli altri cimiteri, sacrari ed ossari, è l’unico ad aver mantenuto la sua forma originale dall’inizio delle sepolture nel 1915. Rappresenta un luogo di meditazione e di riflessione contro le guerre.

#3 DOMUS E PALAZZO EPISCOPALE

Il percorso consente di ammirare uno spaccato dell’evoluzione della città attraverso i secoli, osservando la sovrapposizione di livelli pavimentali di diverse epoche fino a 4 metri sotto il livello attuale: strutture di una domus del I-II secolo, una sala mosaicata con abside dell’inizio del IV secolo e un settore del palazzo episcopale del V secolo. Le pareti e il soffitto erano decorati con affreschi raffiguranti tralci di vite con foglie, grappoli d’uva e volatili su fondo rosso di cui sono stati rinvenuti alcuni frammenti durante gli scavi. Il mosaico del pavimento è suddiviso da fasce vegetali. Tra le trame geometriche ad esagoni e cerchi si collocano elementi figurati policromi, pesci, polipi, grappoli d’uva, cesti di frutta e uccelli che richiamano la decorazione delle aule teodoriane alludendo alla ricchezza della natura, alla prosperità e al benessere. Una sala al piano superiore ospita la mostra fotografica “Sguardi su Palmira” dove si possono ammirare venti scatti del fotografo Elio Ciol realizzati nel 1996 nel meraviglioso sito archeologico, in seguito distrutto brutalmente dai militanti dello Stato Islamico. Vale la pena dedicare qualche minuto a riflettere.

LE AREE ARCHEOLOGICHE

#4 PORTO FLUVIALE ROMANO

Il porto fluviale di Aquileia è uno degli esempi meglio conservati di struttura portuale del mondo romano. Se si aggiungono gli imponenti resti del canale che consentiva di far arrivare le navi sino alla città, la bravura degli ingegneri del tempo e il loro duro lavoro, si rimane sbalorditi. Infatti, le navi che arrivavano dal mar Adriatico risalivano il fiume (che ora ha subito una deviazione) e arrivavano nel canale dove scaricavano le merci per rifornire la città. Le strutture del porto si sviluppavano per una lunghezza di oltre trecento metri lungo la sponda del fiume, a ridosso delle mura. Tuttavia, perse la sua funzione in seguito al restringimento dell’alveo del fiume. Oggi si possono vedere le sue strutture passeggiando tra i cipressi lungo la via sacra che parte dall’area della Basilica e che permette di osservare da vicino le antiche strutture, con i punti d’attracco per le imbarcazioni, i moli e gli ampi magazzini che circondavano quest’area di vitale importanza.

#5 FORO ROMANO

Il foro era il luogo più nobile della città romana, il vero cuore era il cuore dell’attività politica, amministrativa ed economica. Al suo interno, si svolgevano comizi elettorali, processi e cerimonie, venivano esposte leggi e decreti ed era luogo d’incontro di imprenditori e mercanti. In età repubblicana, nel foro avvenivano le elezioni e i cittadini erano chiamati ad approvare o respingere le leggi dello Stato. La struttura maggiormente conservata è il Colonnato del Portico, rialzate al cielo e restaurato solo a seguito della scoperta degli scavi negli anni ‘30 del Novecento. Si riconosce la Piazza lunga circa 140 metri, ancora lastricata, alcune iscrizioni e altri blocchi marmorei raffiguranti la testa di Giove e Medusa come simbolo del potere di Roma. L’ingresso all’area del foro è libero e gratuito dalle 9 alle 19.

#6 SEPOLCRETO

Il sepolcreto, non facilmente individuale, si trova nei pressi del B&B Casa del Neri con cinque recinti funerari, posizionati su una strada secondaria in uscita dalla città. Questi sono di dimensioni diverse in lunghezza, ma hanno la stessa profondità. Appartenevano a cinque famiglie locali, tuttavia conosciamo il nome solo di quattro di queste: Stazi, Trebi, Cesti e Giuli. Queste tombe sono ben tenute se si pensa che hanno attraversato secoli di incuria, ruberi, e lo scorrere inesorabile del tempo che logora con gli agenti atmosferici qualsiasi cosa. Un tempo quest’area si trovava al di fuori dalle mura della città, in quanto, secondo le leggi romane, i defunti non potevano essere sepolti all’interno dei centri abitati. Il primo recinto, vicino all’ingresso, apparteneva alla famiglia degli Stazi. Il terzo sepolcro, appartenuto alla famiglia dei Giuli, è costituito da una piramide scolpita con delfini intrecciati al tridente di Nettuno. Il quarto recinto, più tardo, appartiene alla famiglia dei Trebi. Colpisce il gruppo scultoreo che raffigura una donna e una bimba alata, simbolo dell’amore che sopravvive oltre la morte. L’ingresso è gratuito nei seguenti orari: 9-19.

#7 FONDO CAL

Se il Foro e il Porto di Natissa rappresentano la parte pubblica ed economica di Aquileia, il Fondo Cal fornisce un’idea della parte privata della città, con i resti delle antiche abitazioni. L’area archeologica CAL (a ingresso gratuito) conserva i resti delle fondamenta delle abitazioni romane (alcune dotate anche di mosaici), costruite dal Periodo Repubblicano al tardo Periodo Imperiale tra la Via Julia Augusta e l’Anfiteatro Romano.

#8 DOMUS DI TITO MACRO

La domus di Tito Macro è un sito molto interessante che si trova appena dietro al complesso della basilica e che è visitabile acquistando un biglietto a parte, come gli altri, presso l’ufficio in Piazza del Capitolo. Si tratta di una domus di circa 1700 mq, una delle più vaste dimore rinvenute nel Nord Italia, caratterizzata dalla presenza di un Atrium sul modello delle abitazioni pompeiane. Venne costruita nel I sec. a.C., fu abitata ininterrottamente fino al VI sec. d.C. e attribuita a Tito Macro, facoltoso abitante di Aquileia, grazie al ritrovamento di un peso di pietra con maniglia di ferro con l’iscrizione T.MACR. La visita si articola attraverso i diversi ambienti, arricchiti da mosaici in prevalenza a tema geometrico. Nella domus vi è infatti un solo mosaico figurativo a tessere colorate, mentre il celebre mosaico del buon Pastore, qui rinvenuto, è stato collocato a Palazzo Meizlik.

I MUSEI

#9 MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE

Il museo raccoglie vari reperti trovati ad Aquileia, si articola su tre piani ed è suddiviso per aree tematiche con interessanti pannelli esplicativi. Alcune tra le opere più iconiche della collezione raccontano la millenaria storia di Aquileia, dalle fasi precedenti alla fondazione alle vicende che la resero famosa in età imperiale. La visita prosegue al primo piano, dove i reperti sono organizzati secondo sezioni tematiche: la domus e lo spazio privato; Aquileia, porta del Mediterraneo, luogo dell’incontro di merci, persone, culture e religioni; il territorio e le attività produttive. C’è un’ampia collezione di ritratti scultorei di grande qualità, tra cui spicca quello di un anziano caratterizzato da grande realismo figurativo. Troviamo poi il caratteristico mosaico “Asaraton”, il pavimento non spazzato, soggetto raro ed originale, in cui sono rappresentati i resti del pasto lasciati cadere a terra dai convitati, secondo l’uso romano. La pisside in vetro a bande colorate con striature in foglia d’oro è invece una preziosa testimonianza del ruolo centrale della città nei commerci e nella produzione di oggetti vitrei di qualità. Infine, troviamo i diversi oggetti in ambra, la resina fossile proveniente dal mar Baltico e dal mare del Nord, cui venivano attribuiti poteri magici. Si osservano anelli, monili, collane, decorazioni ad alto rilievo e ritratti femminili che documentano la maestria degli artigiani locali. All’esterno si trova la galleria lapidaria che espone altre significative testimonianze della città, purtroppo solo in parte accessibile per lavori di restauro.

#10 MUSEO PALEOCRISTIANO NAZIONALE

Il Museo Paleocristiano, ubicato nella sede dell’ex Chiesa dell’ex Monastero delle Monache Benedettine in località Monastero nelle immediate vicinanze dell’antico Porto Fluviale Romano, è ricco di pregevoli mosaici medievali molto ben conservati, che è possibile osservare anche utilizzando una comoda passerella a livello pavimentale. L’esposizione si articola su tre piani: al piano terra si trovano i resti della basilica paleocristiana di Monastero e altri lacerti a mosaico di edifici tardo antichi di Aquileia. Spicca il tappeto musivo che presenta un ricco repertorio di motivi geometrici di forma ottagonale, a cerchio, a quadrato, rettilinei e curvilinei intervallati da iscrizioni in latino e greco, preziosa testimonianza della cultura dell’epoca. Al primo piano sono esposte porzioni del pavimento della basilica del Fondo Tullio alla Beligna. Al secondo piano, invece, troviamo diverse iscrizioni paleocristiane in gran parte funerarie, ricca testimonianza della società aquileiese dell’epoca databili tra il IV ed il V secolo.

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